Pizza e Pasta italiana
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Editoriale del Mese
A me il “Sì na preta” (“sei di una bellezza granitica”) sanremese non ha fatto ridere. Ve lo dico con la leggera pesantezza che mi contraddistingue. Così come non mi ha fatto ridere ascoltare il racconto di una hostess che, in una fiera professionale, si è vista avvicinare da un distinto commerciale di un’azienda mentre era addetta al servizio di degustazione della pizza in teglia. Il “bel tipo”, ammiccante, con un doppio senso di dubbia equivocità, le ha chiesto un pezzo di pizza con queste parole: “Posso averne una fetta? Preferibilmente questa (indicando il bordo, ndr), perché a me piace il cu*o”. Ma davvero nel 2025, siamo ancora (o di nuovo) a questi livelli?
Ovviamente, non essendo una donna, posso valutare queste esternazioni solo con i miei canoni e devo dire che mi sembrano piuttosto disgustosi. Ancor di più perché avvengono quando una donna si mostra in pubblico da sola, mentre se è affiancata da un uomo questo tipo di approccio non avviene. E questo vale sia per Sanremo, dove Rose Villain era da sola su un palco e il “complimento” viene fatto a luci spente, sia per la fiera professionale, dove “l’avventore” ha approfittato di un momento di distrazione degli altri professionisti presenti allo stand per mostrare baldanzosamente la sua virilità.
È chiaro, allora, che il numero di marzo che vi stiamo consegnando è un pretesto per parlare del rapporto tra donne, pizzeria e cucina. Lo facciamo, dedicando-ci a delle belle storie di pizza al femminile, ma anche entrando in quelle pellicole cinematografiche che sono riuscite ad andare oltre al racconto di una love story che nasce non appena una persona di genere femminile mette piede in una cucina abitata da maschi. E non perché ci sia qualcosa di male in un amore che sboccia ma perché è, a mio avviso, necessa-rio superare i cliché se davvero vogliamo che questo mondo cambi.
E, ora, una piccola nota personale: non mi sentirete esaltare le differenze di genere o gettare mimose per le strade. Non credo, infatti, che ci sia superiorità da una parte o dall’altra del genere umano. Ritengo, in-fatti, che ritenersi superiori o inferiori solo per l’attri-buto sessuale che “s’indossa” sia primitivo allo stesso modo degli esempi di apertura di questo editoriale. L’otto marzo allora mi piace leggerlo come una scrit-tura apparsa sui muri di Roma qualche anno fa: Lotto e m’arzo. E questo vale ogni giorno, per ogni genere.

di Antonio Puzzi
Selezione
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