PIZZA E PASTA ITALIANA

Dal 1989

PIZZA E PASTA ITALIANA

Dal 1989

Mensile di Pizza, Pasta, Enogastronomia e Cultura

Pizza e Pasta italiana

La rivista nata nel 1989, è la più conosciuta al mondo nel settore specifico e più generalmente nel settore Ristorazione con pizza e Ristorazione classica. Oltre 25 anni di editoria specializzata per operatori del settore. Sfoglia la rivista online: tutto quello che succede nel mondo pizza, e non solo, viene riportato con precisi reportage, rubriche e redazionali.

Editoriale del Mese

C'è un’espressione napoletana che si utilizza quando vengono adottati due pesi e due misure nella valutazione di un problema che accomuna due persone diverse. Si tende a dire, infatti, che si ragiona “facenno a chi figlio e a chi figliasto”. In sostanza, si attribuisce al giudice – che, per sua natura, dovrebbe essere imparziale – la tendenza a manifestare la propria benevolenza verso una delle due persone, riservando invece la giustizia “oggettiva” solo verso l’altra. Inoltre, emerge chiaramente da questa sentenza popolare che il giudice non viene considerato persona ester-na ai fatti bensì è equiparato a un “genitore”, verso il quale si nutre profonda benevolenza e del quale si teme lo sguardo.

Sono voluto partire da qui per introdurvi il tema di questo primo numero del 2026 di Pizza e Pasta Italiana, un numero che affronta diverse tematiche che ho voluto accomunare sotto il comune denomi-natore di “Vincitori e Vinti”. Nella vita quotidiana, infatti, oscilliamo costantemente tra la sensazione di avere raggiunto il successo e quella di essere destinati al fallimento, tra la certezza delle nostre capacità e il desiderio di essere valutati positivamente dai nostri “giudici”, siano essi clienti, critici o persone che – a qualunque titolo – percorrono un pezzo di strada insieme a noi.
Ecco perché troverete in queste pagine una riflessione sul ruolo delle guide e dei social network nell’ordinarietà del lavoro dei ristoratori, scritta da una persona che le guide le conosce bene, dal di dentro: il direttore onorario Giampiero Rorato. Spostiamo, poi, l’attenzio-ne sul tema dei dazi, affrontandolo sotto molteplici punti di vista, soprattutto con Domenico Maria Jacobone e Caterina Vianello, che vanno a sottolineare alcuni dei temi più spinosi e si chiedono: ma a chi giovano veramente?

Infine, ampio spazio è dedicato alle riflessioni sorte a margine dell’in-serimento della cucina italiana nel patrimonio immateriale dell’uma-nità, cosa che ha reso felici molti e scontentato molti altri, soprattutto perché ci si sta affossando – come è nello spirito di questo Paese – su una questione tra le più puerili e onanistiche: che cos’è veramente la cucina italiana? In fondo, chi dice che “non esiste” e chi, invece, sostie-ne che è un’identità plurale frammentata in infinite parti che ha creato un immaginario collettivo unico e – forse – irripetibile sta dicendo la stessa cosa. La differenza sta nell’orgoglio di sentirsi vincitori o nello scoramento del sentirsi vinti, sta nel riconoscere la bellezza del terzo patrimonio nazionale tricolore legato al cibo o nel preoccuparsi di vedere meno pubblicati e condivisi i propri articoli, sta nel piacere di sentirsi Italiani – al pari dei messicani e dei francesi, quando arrivò già per loro analogo riconoscimento – o nel crogiolarsi nel dolore di essere l’unica isola di saggezza in un mare di ignoranti in festa. Personalmente, consentitemi di complimentarmi con l’associazione Accademia Italiana della Cucina, la rivista La cucina italiana e Casa Artusi per aver scritto e sostenuto questa candidatura.
 
È grazie a loro, in primis, che oggi possiamo dire: Viva la cucina italiana! Viva un sistema alimentare diventato Patrimonio dell’uma-nità per le due parole chiave che hanno guidato gli esperti chiamati a esprimere il proprio parere positivo per conto dell’Unesco: sostenibi-lità e biodiversità. 

Buon anno!
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di Antonio Puzzi