PIZZA E PASTA ITALIANA

Dal 1989

PIZZA E PASTA ITALIANA

Dal 1989

THE ITALIAN PIZZA PAPER FOR WORLD PIZZA PEOPLE

Pizza e Pasta italiana

Cambiamo forma,cambiamo veste, cambiamo lessico… ma restiamo ciò che siamo da sempre: la rivista italiana della pizza e della pasta per la “gente di pizza e di pasta” di tutto il pianeta. Lo facciamo per dire a chi ci legge che per costruire il futuro è possibile partire dal cibo, che è – e sarà – la nostra vera... PEPITA.

Entrèe

 3 giorni.
 
È stato questo il tempo che, durante il mese di ottobre, ci è bastato per farci prendere coscienza dell’instabilità del nostro sistema di approvvigionamento e distribuzione del cibo e dei beni di prima necessità. Tre giorni in cui gli autotrasportatori hanno incrociato le braccia, bloccato le autostrade del Mezzogiorno italiano e instillato nelle persone il terrore della carestia.

In tanti si sono resi conto di quanto poco ci voglia a far svuotare gli scaffali apparentemente inesauribili dei supermercati e, nel contempo, quanto sia complesso fare i conti con l’improvvisa assenza di pannolini, carburanti e medi-cinali. Seppure, però, si tratti di una riflessione banale, non è stato altrettanto rapido il pensiero di quanto sia tragicamente semplice mettere in ginocchio un’intera popolazione. Il potere di affamare le persone è nelle mani di pochi e purtroppo, proprio per questo motivo, ogni volta che scoppia un nuovo foco-laio di guerra, la prima battaglia che si pone in atto è quella sul cibo. Questa volta sono stati gli autotrasportatori che, in un prolungato braccio di ferro con la politica, hanno fermato una parte importante del Paese.
 
Alla fine, è andata bene ma se non si fosse giunti a un accordo? Se non si fosse trovata una via d’uscita? O se si ripresentasse di nuovo una situazione di emergenza che ve-desse protagoniste altre parti sociali? 

Va detto, però, che quasi sempre il cibo non scompare del tutto ma resta bloc-cato nel suo “ultimo miglio”. Anche in questo caso è andata così, causando perdite (per mancate vendite, sanzioni su contratti non onorati e deperimento di prodotti agroalimentari) che qualcuno stima in diverse centinaia di milioni di euro. Di contro, i mercati locali e, dunque, i fruttivendoli, le gastronomie e le vecchie botteghe di prossimità hanno continuato a proporre il cibo fresco ogni giorno, come fanno tuttora. E, allora, non possiamo che porci la più semplice delle domande: siamo sicuri che l’approvvigionamento tramite reti distributive miste e piattaforme logistiche sia l’unico possibile? La mia risposta è: no, non lo siamo per niente. Un’altra idea di filiera è possibile e noi proviamo a raccon-tarvela in queste pagine che – come spesso accade – dedichiamo alle storie di vera e replicabile sostenibilità.
 
Buona lettura,
nio
 
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di Antonio Puzzi