PIZZA E PASTA ITALIANA

Dal 1989

Mensile di Pizza, Pasta, Enogastronomia e Cultura

Pizza e Pasta italiana

La rivista nata nel 1989, è la più conosciuta al mondo nel settore specifico e più generalmente nel settore Ristorazione con pizza e Ristorazione classica. Oltre 25 anni di editoria specializzata per operatori del settore. Sfoglia la rivista online: tutto quello che succede nel mondo pizza, e non solo, viene riportato con precisi reportage, rubriche e redazionali.

Editoriale del Mese

C'è aria di primavera: la sentite anche voi?   Le giornate si allungano, il sole si fa più caldo e siamo nel pieno di quel periodo dell’anno in cui si pianificano le vacanze estive.
 
È risaputo che programmare un viaggio rilasci dopamina nel nostro organismo e che questo generi una significati-va soddisfazione mentale che spesso supera il piacere del viaggio stesso. La ricerca scientifica conferma, infatti, che pianificare un viaggio riduce stress e ansia, aumentando la felicità del 20% rispetto agli standard quotidiani. Ma dove andiamo? Si viaggia spesso verso porti sicuri, altret-tanto spesso verso mete sognate per una vita intera e sulle quali finalmente possiamo approdare. C’è, però, anche chi viaggia per migrare, per spostare altrove le proprie radici, per cercare il proprio posto nel mondo per motivi personali  professionali.

A tutti loro dedichiamo questo numero di Pizza e Pasta Italia-na che va alla ricerca di quei pezzi d’Italia sparsi ai quattro angoli del pianeta e – allo stesso tempo – di quelle bandiere colorate di cui il nostro Paese è pieno. Lo facciamo perché la cucina italiana è fatta di contaminazioni, che ci hanno arricchito nel corso dei secoli e che ci hanno consentito di essere riconosciuti dall’Unesco come Patrimonio immateria-le dell’umanità. Aveva ragione Italo Calvino che, in uno dei suoi libri meno noti (e meno destinati a un pubblico adole-scente, al quale spesso viene relegato), Sotto il sole giaguaro, scriveva: «Il vero viaggio, in quanto introiezione d’un “fuori” diverso dal nostro abituale, implica un cambiamento totale dell’alimentazione, un inghiottire il paese visitato, nella sua fauna e flora e nella sua cultura (non solo le diverse pratiche della cucina e del condimento ma l’uso dei diversi strumenti con cui si schiaccia la farina o si rimesta il paiolo), facendolo passare per le labbra e l’esofago. Questo è il solo modo di viaggiare che abbia un senso oggigiorno, quando tutto ciò che è visibile lo puoi vedere anche alla televisione senza muoverti dalla tua poltrona». 

Calvino scriveva questo testo esattamente quarant’anni fa, in un mondo dove la televisione era la signora indiscussa delle case occidentali e in cui le soap opera e le telenovelas erano coinquiline dei nostri appartamenti. Oggi, più di prima, affacciandoci alla finestra dei social, possiamo conoscere la reputazione di un luogo e farci un’idea di come esso sia – nei suoi usi e costumi, oltre che nell’architettura e nelle confor-mazioni geografiche – ben prima di andarci. In quanti, però, siamo in grado di portare quel mondo dentro di noi, di voler-lo conoscere a fondo? In quanti ci chiediamo quali storie si celino nei tanti migranti che lavorano nelle nostre cucine? In quanti possiamo dire di avere contezza del vero storytelling di un prodotto o di una ricetta che crediamo autoctona?
A quanti si lasciano affascinare dal dubbio, auguro un buon cammino in questo numero della rivista, che ci fa compiere un meraviglioso viaggio, chiamato Italia.

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di Antonio Puzzi